Combattere la steatosi epatica con qualità e quantità degli alimenti.

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Il ruolo delle modificazioni della dieta, intese come cambiamenti dello stile di vita alimentare sono alla base del trattamento dei pazienti affetti dalla “Steatosi epatica non alcolica (NAFLD )”. A sottolineare questa importanza è stato il Journal of Gastroenterology and Hepatology, pubblicando un articolo di un gruppo di ricercatori di Shanghai nel quale si spiega l’influenza dei macronutrienti (carboidrati, lipidi, proteine) sulla NAFLD.

Introducendo la patologia, va detto che la steatosi epatica non alcolica, conosciuta con il termine “fegato grasso”, è una sindrome che si sviluppa a carico del fegato, quale organo metabolicamente attivo, che regola una complessa varietà di processi fisiologici e biochimici. Un eccesso di energia, inteso come un elevato intake calorico, che ne porta a uno squilibrato dispendio, può determinare accumulo di tessuto adiposo a livello viscerale e nelle stesse cellule epatiche.

La steatosi è diffusa per lo più tra le persone in forte sovrappeso, ma anche soggetti magri possono esserne affetti, in quanto in entrambi i casi, la condizione morbosa si deve ad una alimentazione ipercalorica, ricca in acidi grassi saturi trans, colesterolo e zuccheri semplici.

Tale condizione può essere il preludio di altre malattie come il diabete del tipo 2, sindromi cardiovascolari e degenerare in cirrosi.

Sebbene ottime promesse stiano emergendo dalla terapia farmacologica e dalla chirurgia bariatrica, la graduale perdita di peso garantita dall’attività fisica e da un corretto stile alimentare, risulta la strategia vincente per la gestione di persone affette da NAFLD.

Nella sua fase iniziale la patologia non da segni, tuttavia piccoli incrementi delle transaminasi (enzimi presenti nel sangue) sono molto spesso un indicatore importante.

Allora come difenderci dalla steatosi?

Riportiamo alcuni dei risultati ottenuti dai ricercatori dell’ University School of Medicine di  Shanghai, che hanno chiarito il ruolo dei macronutrienti nella predisposizione o nel decorso della patologia.

CARBOIDRATI:  elevata quantità di zuccheri semplici porta all’aumento di insulina circolante e di trigliceridi, con conseguente aumento della lipogenesi epatica e diminuzione della sensibilità epatica all’insulina. E’ consigliato, pertanto, limitare la quantità di zucchero e dolcificanti vari, prediligendo carboidrati complessi a basso indice glicemico come pasta e pane integrale;

LIPIDI: un cospicuo apporto di grassi saturi  aumenta la resistenza all’insulina, alterando il metabolismo postpradiale dei lipidi: é consigliato scegliere carni magre, limitare il consumo di insaccati e per i condimenti prediligere l’olio extravergine di oliva, tenendo sotto controllo le quantità;

PROTEINE: un eccessivo apporto in soggetti, già predisposti, può favorire problematiche a carico dei reni, dunque è bene dosare in maniera equilibrata le proteine di origine animale, prediligendo quelle di origine vegetale.

 

a cura della Dott.ssa Roberta Falcone

 

fonti:

NUTRITION-RELATED LIVER DISORDERS: NAFLD
Jian-Gao Fan and Hai-Xia Cao: Role of diet and nutritional management in non-alcoholic fatty liver disease. Department of Gastroenterology, Xinhua Hospital, Shanghai Jiao Tong University School of Medicine, Shanghai Key Laboratory of Children’s Digestion and Nutrition, Shanghai, China. JGH september 2013. doi:10.1111/jgh.12244